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Home Lezioni di storia Pietro Oliveri, Duchino d'Acquaviva

Pietro Oliveri, Duchino d'Acquaviva

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La storia di Pietro Oliveri, Duchino d'Acquaviva.

Legato non da interesse, ma da principio di dovere alla Dinastia che i destini regolava del mio Paese, la seguii nell'esilio, e ne divisi finora, palpiti e speranze.
Ed ecco perché lasciai per poco di far l'autore, ed impresi a pubblicare come e-ditore l'opera che vi presento. La riconobbi utile al mio scopo, la stimai degna della pubblica meditazione, la credetti appoggio valevole a dimostrare l'infamia, il tradimento e la calunnia che si consumarono in danno del Re Francesco II per sbalzarlo dal Trono. Vado superbo d'avermi serbato illeso in mezzo a tanta turpitudine, e nello stesso tempo d'avere con disinteressato coraggio civile, osteggiato i pochi faziosi che ridussero la Patria mia in deplorevole condizione con le parole di civiltà, progresso e libertà.

Son Siciliano puro sangue; amo per quanto giuste le libertà del mio paese; mi stà a cuore il sociale progresso ; non sono mazzinesco, convenzionista , tanto meno apostata.
Caso volle, che incontrassi un antico domestico di casa mia , licenziato da fresco. Al vederlo colle gote rubiconde e senza fiato per gl'urli terribili che avea fatti, sorrisi e lo interrogai:
Sai tu perchè strepiti gli dissi?
(Ed egli a me) Oh! mio signore , il mio di stasera è un mestiere come tutti gli altri. M' han dato tarì sei, per ciò fare, e lo fo.
Adunque non sei persuaso di quello che dici?
Che sappiamo noi grulli e povera gente come voi signoroni? Dicono che verrà Re Vittorio Emmanuele con casse d'oro, che darà a tutti l'impiego e la libertà, che d'ora innanzi potremo fare tutto quello che vorremo, senza tenerci dietro, birri, e commissari di polizia, con tante belle storie che non ricordo tutte.... Ma saran poi vere?

Il Siciliano abbenchè caldo e precoce di mente, è sempre incerto e sospettoso per indole; io afferrai quel lampo per rimbeccarlo:

E se questo, Si, che vai sfìnguellando, dovesse più tardi costarti di vedere Palermo, provincia di lontana capitale, dimmi un poco abborriresti profferirlo? Perché ti sei ribellato a Francesco II? Per non giacere alla discrezione e sotto il tirocinio di Napoli a 180 miglia? E vuoi darti a Torino a 800 miglia?

Oggi i piemontesi ti carezzano per averti in pugno; domani, t'imporranno dazii, ti strapperanno il figlio di casa, per farne un soldato e non in Sicilia , ma assai lontano, ti...

A questo punto, siccome la conversazione era vivissima, e la mia voce agitata, parecchi visacci di brutti ceffi si racimolavano intorno a me; la brigata che era meco si accorse che brontolavano parole misteriose, e volendo ovviare brighe mi pregò seguitarla.

Lasciai a mezzo interrotta la locuzione cominciata, ma un po'lontano rivoltandomi, mi accorsi che il vecchio domestico era sparito dal luogo attonito e pensieroso.

Ciò a provare l'indole docile ed arrendevole dei Siciliani a buoni consigli; nonchè la peste, le bugìe e le improntitudini, usate dalla Camerilla Lafarinesca, a traviare l'onesta coscienza del popolo.

La dimani passò nelle stesso trambusto, e marasmo , finchè giunse il 21 destinato a votare pubblicamente nelle Chiese.

Queste eran gremite di agenti lafarineschi travestiti, co' visi arcigni e l'aria misteriosa. In fondo al trivio e nella nave di centro assisi intorno a tavola a semicerchio, stavano i cosìdetti rappresentanti del Municipio e dello Stato, tutte persone vendute e vilissima canaglia. Costoro teneano entro un vaso un numero sterminato di Sì in stampa , ed appena un pizzico di No chiusi entro una scatoletta. La calca curiosa e compatta irrompeva a storma ov' era un dispensare di Sì che ratto piombavano nella grand' urna sul davanzale del tavolo. Se alcuno esitava , qualche ceffo gli si accostava pregandolo seguire la corrente, per la sua meglio. Da che può dedursi che i 400 mila voti furono così divisi:

1000 votarono per progetto, 1000 per denari, ed il resto per ghiribizzo, paura, pressione, minacci, e far tempo.
Compita la cerimonia , non mancavano gli esortamenti e le speranzose proteste, a' quali credenzoni porgevano orecchio ripromettendosi giorni felici. Povero popolo cosi perfidamente raggirato!.. E questa è civiltà, progresso?

Ma dietro tutto vi era l'Inghilterra che "voleva mantenere nella Sicilia lo stato precario per poi averla a se"
.Scrive Gioberti nel suo Rinnovamento: l'Inghilterra nutriva gli spiriti municipali dei Siciliani per ridurseli in grembo.

Al Congresso di Parigi Francia ed Inghilterra s'intesero, e presso a poco convennero alla seguente teoria:

È da tanto tempo che ci combattiamo a conquistare l'Italia del mezzogiorno ed essa per le nostre rivalità non è ne dell' uno nè dell'altra. Facciamo la pace, poniamoci d'accordo. Napoli a me, la Sicilia a voi, ed il Piemonte giocherà la partita per entrambi, facendoci il mezzano. Ecco lo scopo di tutta quella falange di pretesti unitarii.

E cosa disse Vittorio Emanuele non appena arrivò in Sicilia: il primo suo motto fu chiamare: bestie selvaggie , popolo abbrutito nella ignoranza, ed al di sotto dell'umana dignità que' buoni Siciliani che ebbero l'ignavia e la petulanza di portarlo sulle spalle.

Si è mai visto compiere tanta empietà? La pietà, il rispetto alla religione degli avi, i ministri del santuario, sono fieramente stigmatizzati dai giudici d'Italia, ed i nomi di cattolico, cristiano, significano brigante, ribaldo, retrogrado, e peggio.

Nei pubblici fogli s'insulta la Croce , i simboli, il Redentore, la Divinità, la Chiesa, s'irride al suo Capo visibile , e se ne fa oggetto ridibile , con stampe oscene e scellerate; sì plaude al suicidio, si insultano i sacerdoti , ed i tribunali , la giustizia dormono ; si scrive e si dice in Parlamento, che il Dio di Pio IX non è quello d'Italia e di Vittorio Emmanuele .

Basta per caso accennarsi borbonico, perchè reo od innocente andasse in prigione, e poi in galera se occorre. Non aver fede all' unità d' Italia è tale un crimine , che guai a chi ci capita; esso non sfugge alle più severe contumelie, e, scandalo inaudito, se ne fa pompa nei processi, nei dibattimenti, nelle accuse, e si aggrava la condizione del prevenuto.

A Bivona si scanna una madre , perchè corre dietro al figlio arrestato e piange; a Licata si toglie l'acqua ai comuni, e si riducono, intere popolazioni arse della sete, in tempo estivo sotto la cocente sferza del sole Africano per far giustizia dei renitenti; a Terranova, a Petralia ed in tutta Sicilia pel figlio si arresta il padre, la vecchia madre, la vergine sorella, e si viola , con osceni modi, si commetteno bruciamenti di uomini vivi, stupramenti , assassini, e si dispone della roba e della carne altrui per far giustizia; altrove si cacciano fuori le porte i ciitadini, come successe al famoso assedio di Danzica, e si costringono alla fame agli stenti , finchè parte periscono sul lastrico parte agonizzanti implorano pietà e compassione. Dopo tutto questo, rullo di tamburo.... paesani avanti e benedite la giustizia del libero regno d'Italia.

Prima che le vicende del 1848 sorvenissero , Siciliani e Napolitani pagavano , dazi sparutissimi, come chè il pubblico erario godeva d'una dovizia invidiabile. La Sicilia singolarmente era l'unico regno in Europa che non avesse debito pubblico.Ma, avvenuta la restaurazione,furono emesse cartelle di credito per un milione di ducati, per riparare alle spese di guerra , e con decreto del Re Ferdinando II, fu istituito il gran libro del consolidato.

Non pertanto, anche prima del 1860 , il Siciliano pagava 12 franchi all'anno, il Napolitano 14, il Romano e Parmense 18, il Toscano 17, il Modenese 15, mentre il Piemontese ne erogava da 19 a 20, per la ragionata. Oggidì tra tasse nuove e vecchie si paga più de' Francesi, imperochè colà la media individuale, ammonta a franchi 31, e tra noi a 32 e 1/2 circa.

A Ricasoli Governatore di Toscana diedesi 40000 franchi onde tacesse la spedizione della brigata regolare piemontese che si fece dal campo di Pontedera in Sicilia con divisa garibaldina.

Alla società Rubattino si pagarono 4 milioni di franchi per il piroscafo Cagliari che le era stato restituito e per i due vapori Lombardo e Piemonte, mentre ad Alessandro Dumas, lo scrittore salariato 900.000.

Nelle prigioni "italiane" di Palermo succedevano cose che nemmeno la maligna immaginazione di Gladstone poteva arrivare: l'appalto pei prigionieri si enumera per individuo a 24 centesimi l'uno. Ora tra custodi del carcere e fornitori, àvvi un segreto contratto, pel quale 40 50 e fino a 100 razioni al giorno debbono darsi di meno, e queste mentre figurano nel bilancio degli esiti restano assorbite dalla rapina dei carcerieri.

Per giustificare, con apparente forma legale, la vilissima speculazione,ogni giorno si puniscono un n° di 50 60 o 100 prigionieri a quali viene inflitto pane ed acqua; perciò ogni gesto, ogni atto il più innocente, in mano di quei barbari, si traduce a delitto: e sovente si castiga un intero camerone ove gemono da 40 a 50 individui, pel solo sospetto di essere complici al mancamento del compagno.

Vi sono poi altri castighi più gravi. In ogni piano del raggio che ne comprende tre, vi è una stanzuccia umida , colle pareti roaspe, ed ove passa il canale della latrina, che esala un fetore pestilenziale. Ivi si getta a marcire una povera vittima per dieci o quindici giorni, e non gli si concede mai un po' d'aria,

La cameretta è buia perfetta, né vi penetra spiraglio dì luce. Figurisi il lettore, quale orrore e disperazione, quale lenta tortura, pruova lo sventurato che vi mal capita!

Io ridico: ho veduti prigionieri ignudi, altri carichi di schifosi insetti, altri divorati dalla fame, dagli affanni, dai patimenti, andare rangolando per oscure pareti, ad implorare il soccorso di un medico , ma inutilmente.Sono stati colpiti a colpi di chiave di rimando e con verghe percossi.
Trentacinque mila di quest'infelici gemono in Napoli e Sicilia, ed il Sig. Gladstone finge ora non vederli. Il cosidetto crudele regime dei Borboni finì, ed il governo rigeneratore lo ha rimpiazzato con la tirannia.

A Francesco II non solo serbo un culto che la sventura mi detta , ma un rispetto profondo per vederlo vittima di inauditi tradimenti e ribalderie di tanti che gli si dicono amici.

Davide Cristaldi
Pietro Oliveri, Duchino d'Acquaviva
Ultimo aggiornamento Sabato 10 Novembre 2012 11:48  

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