Noto (SR) dedica una lapide ed una via a Ferdinando II

Martedì 11 Dicembre 2012 17:45 Corrado Arato
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La giunta municipale, con delibera del 17 aprile, ha accolto la proposta dell'assessore alla cultura del comune di Noto Avv. Francesco Balsamo di apporre a Ferdinando II di Borbone una lapide commemorativa nella piazza Stella Maris di contrada Calabernardo, nella facciata del Dott. Salvatore Mortellaro che ha immediatamente aderito alla richiesta di concedere l'autorizzazione e che durante la celebrazione è stato ringraziato pubblicamente dall’assessore alla cultura.

Sabato pomeriggio 10 maggio 2008 è stata scoperta la lapide a Re Ferdinando II di Borbone. Non è stato un buon pomeriggio da un punto di vista climatico, vento forte e freddo ha scoraggiato una più numerosa partecipazione di pubblico, si era in pochi ma buoni, come è stato detto da alcuni presenti.

Sono intervenuti solo per citare qualcuno: il Vicesindaco di Noto Francesco Carestia, gli assessori Avv. Balsamo, Caruso, Tordonato, il Presidente del Comitato di Calabernardo, il Parroco della Parrocchia di Calabernardo (chiamata dai netini “Balata” ) dedicata a S. Guglielmo etc.Prima della cerimonia di scopertura ha preso la parola l’assessore Balsamo che ha spiegato le motivazioni della posa della lapide. L’idea è nata – ha detto- quando il comitato ha chiesto al Comune di Noto di apporre la toponomastica alla contrada di Calabernardo (ricordo che il viale principale della contrada è stato intitolato a Ferdinando II).

Quindi si è pensato di dare un giusto riconoscimento anche se molto tradivo, al Re Ferdinando II di Borbone. Indipendentemente dal giudizio storico sul regime borbonico, che la storiografia moderna sta rivalutando, il regno di Ferdinando è stato per Noto un periodo molto positivo. Il Re è chiamato dai netini del tempo “Il Restauratore della Patria” perché fu colui che nel 1837 restituì alla città di Noto il rango di Capovalle che le era stato tolto, dopo 9 secoli, con la riforma del 1817; nel 1844, concedendo al Papa il regio assenso (allora necessario) rese possibile l'erezione della Diocesi di Noto(antica aspirazione dei netini fin dal 1400) donando al nuovo Vescovo mons. Menditto la Regia Abbazia di S. Maria dell'Arco con le sue rendite, al fine di costituire la mensa vescovile.

 


Il ritorno di Noto al rango di “Capovalle” favorì una serie di manifestazioni e di interventi di decoro urbano molto concreti: La Biblioteca, la Porta Reale chiamata Porta Ferdinanda; la statua del Re sistemata in quella che era chiamata “U Tunnu Re” cioè la Rotonda del Re oggi piazza Landolina; il Teatro e tutta una serie di veicoli viari ancora esistenti e efficienti.Lo stesso sovrano negli anni 1837-38 per ben quattro volte, con la regina e il seguito, venne a visitare Noto, sbarcando a Calabernardo (allo scalo di Balata) ed ospitato negli appartamenti detti "reali" all'interno del Palazzo Landolina dei Marchesi di S. Alfano.

Queste quattro visite mettono in luce la grande considerazione che il Re aveva per Noto, città che ricambiò questa considerazione con una assoluta fedeltà causa dopo l’unità d’Italia della perdita del capoluogo a favore di Siracusa.E' questo, come ha sottolineato assessore Balsamo un doveroso atto di riconoscenza della città di Noto ad un Sovrano che la beneficò più volte a distanza di quasi due secoli dall'unità d'Italia.

Noto da, quindi, un piccolo contributo ad una rilettura positiva della storia dei Borboni. La lapide è stata scoperta dal Vice-Sindaco Carestia fra gli applausi dei partecipanti. Alla fine della cerimonia è stato distribuito un opuscolo che descrive le quattro visite di Re Ferdinando a Noto.

 

Corrado Arato

Fonte: Comitato Storico Siciliano


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Ultimo aggiornamento Giovedì 13 Dicembre 2012 19:05