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Home Lezioni di storia L’ oscurantismo storico postunitario messinese

L’ oscurantismo storico postunitario messinese

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L’anniversario dei 150 anni dal’invasione garibaldino-piemontese della Sicilia, ha scatenato un’onda di retorico entusiasmo, probabilmente atto a coprire con parole inutili la tragica situazione del sud Italia a 360 gradi ed il fallimento del sistema Italia. La Sicilia anzi la casta siciliana ed accoliti "schiavi di Roma" festeggiano, ma intanto l’isola rimane una delle regioni più povere d’Italia, una colonia pseudo autonoma sfruttata, un serbatoio di voti pieno di disoccupati o servi del potente di turno, in costante ed inarrestabile emigrazione, ancora soggetta al razzismo e discriminazione da parte delle civilissime popolazioni del nord e di molti smemorati meridionali ormai settentrionalizzati.

Un ‘isola bella e ricca ma piemontesizzata, spesso mal abitata e mal amministrata in cui la meritocrazia non esiste, la mafia è bel lungi dall’essere sconfitta e forse mai lo sarà in quanto utile a qualsiasi tipo di invasore, tra cui anche il Garibaldi, ex disertore, ex ladro di cavalli, ricercato dagli stessi savoia prima di essere ingaggiato per invadere e saccheggiare uno stato sovrano, con l’aiuto della massoneria internazionale. Questi sono i risultati di 150 anni di storia d’Italia e chi difende anche legittimamente tale situazione farebbe bene ad assumersi le proprie responsabilità, a partire dal capo dello Stato, dalla classe politica (in modo particolare meridionale) e dai risorgimentalisti convinti e di comodo, lontani anni luce dal sempre bistrattato popolo bue, con i suoi problemi e diritti puntualmente calpestati, ma che spesso ha quel che si merita ( e vota). Risulta inoltre ridicolo di fronte ai fatti evidenti tentare una giustificazione scaricando le colpe su chi c’era prima del 1860, troppo comodo. Il farraginoso e sconquassato sistema antisud voluto ed imposto dai signori guerrafondai savoia ed ancora oggi sponsorizzato ed applicato dall’attuale repubblica palesemente filosavoiarda, esiste non da 2 giorni ma da 150 anni, un secolo e mezzo di storia fatto di guerre, guerrette, repressioni, rivoluzioni, attentati, inciuci, governi ,governicchi, finti eroi, traditori, ladri, terroristi, briganti, partigiani, stragi e misteri di stato mai risolti e chi più ne ha più ne metta. Il tutto a costante discapito del meridione ( ma non solo) onesto, che non ha tratto nessun beneficio rimanendo fanalino di coda d’Europa, un appendice abitata da briganti e terroni, ma quando conveniva utile a fornire carne da cannone, forza lavoro, voti e risorse agli altri, così come voluto allora dai piemontesi e & C per le loro insulse e stupide guerre ed il loro triangolo industriale.

 


Da quegli eventi sbandierati come liberazione dallo straniero, ma che di fatto fu una nuova invasione straniera per scopi politico economici e nulla più, nasce la situazione attuale di cui c’è poco o nulla da festeggiare. Lo strumento più utile per mantenere ignorante un popolo è quello di eliminare il dubbio, ribaltare e manipolare la storia e plasmarla a proprio uso e consumo, trattandola solo nelle parti convenienti, con sistematica obliterazione del resto. Da 150 anni infatti la storiografia ufficiale compresa quella attuale repubblicana, la quale avrebbe dovuto in qualche modo lasciarsi alle spalle la monarchia sabauda, felicemente conclusasi con l’ultima tragica guerra mondiale e l’ennesimo cambio di casacca , non fa altro che straparlare ed enfatizzare i fasti garibaldino-savoairdi, esaltare falsi miti, inventare eroi ecc. Per anni ci è stata propinata una storia da libro cuore in buona parte falsa, tendente a liquidare con disprezzo tutto quanto ritenuto scomodo, quindi bollato come arretrato e negativo, facendo credere che storia e cultura della nostra terra siano nate nel 1860, prima di tale data solo l’oblio assoluto. Purtroppo questo modus operandi non ha fatto altro che incentivare la cultura del nulla, mantenendo i cittadini dentro un limbo di ignoranza apatica e favorendo la retorica storica ed ideologizzata a scapito della storia vera, basata su fatti concreti e sulla trattazione equilibrata e superpartes. Da tutto ciò è nato un esercito di pseudostorici, bravi solo a blaterare le solite quattro chiacchiere vuote, utili all’uso ideologico e partigiano della storia, quindi ricca di falsità ed inesattezze dovute molto spesso alla impreparazione. Gli esempi anche a Messina purtroppo non mancano, ed in questo periodo di feste e festine in cui ogni metro di strada, ogni aiuola è utile a sponsorizzare la causa garibaldina anche a costo di propinare e diffondere falsità e storture, da alcuni sedicenti storici in merito a testimonianze militari forzatamente attribuite al Garibaldi tramite tutta una serie di panzane, è stata “brillantemente” e testualmente coniata questa frase: “Riteniamo comunque che a nulla giova disquisire sulla proprietà..... non ricorderà se quei cannoni furono inglesi, svedesi, sabaudi,
borbonici, garibaldini o vecchie artiglierie navali abbandonate sulla spiaggia, ma un pezzo di storia cittadina riferita al Risorgimento che, tra luci ed ombre, ha comunque segnato la storia e il nostro presente.”
A nulla giova disquisire….……… non ricorderà se quei cannoni furono inglesi svedesi ecc!!!!

Una perla di saggezza risorgimentale!!! In parole povere si afferma che “non è importante risalire alla verità storica tramite le testimonianze lasciateci, l’importante è ricordare Garibaldi anche con testimonianze non certe se non false ”. Una ridicola frase del genere che farebbe sorridere un qualunque studente universitario del settore, riportata tra l’altro pubblicamente e sponsorizzata dalla politica quasi con orgoglio, svela in tutto il suo splendore quale e quanto grave e pericoloso sia la pochezza e lo scadimento culturale di questa città e di questo paese, nonché la forma mentis, il modus operandi e la preparazione dei figli di questa non cultura, per i quali l’importante è festeggiare Garibaldi ( che a frittata fatta si pentì amaramente) in qualsiasi modo e con qualsiasi strumento senza necessariamente risalire alla verità storica, il resto non importa, non serve, è inutile. Tale ragionamento, a parte i motivi economici che vi si celano dietro, è proprio l’antitesi della ricerca storica del passato, senza il quale il presente non esiste, è la negazione della verità nonché un pericoloso metodo che ben rievoca dittature passate nostrane ed estere, di cui i savoia furono precursori.Altri esempi di tale mentalità sono ben evidenti in ulteriori false attribuzioni in base alla convenienza e non alla verità. L’ ultimo è quello rilevato in un settimanale locale, in cui si tratta il tema dei festeggiamenti dei 150 anni. In tale giornale nella medesima pagina vi sono due distinti articoli, in cui lo stesso autore parlando della arrivo di Garibaldi a Messina prima afferma testualmente che:” dopo la sconfitta di Milazzo il generale borbonico Clary fece ritirare le sue truppe dalla Sicilia. Il 25 luglio 1860 luglio venne firmata la resa dei borboni ed il giorno successivo Garibaldi ottenne la resa della Cittadella""" Poi invece riporta che tutti i presidi borbonici caddero il 12 marzo 1861.

Risulta palese che non solo si sconosce la storia locale per la parte duosiciliana ( e su ciò non c’era alcun dubbio), ma anche per quella garibaldina!! Quale è la versione giusta? Forse l’autore ha confuso con un
altro 25 luglio? E’ possibile scrivere cose del genere? Evidentemente si, poiché in effetti, proprio per il principio che si evince dalla frase sopra riportata e che sintetizza il pensiero e l’alta considerazione della storia da
parte filogaribaldina, ovvero che “”non ha importanza sapere la verità ma basta festeggiare Garibaldi”, tutto fa brodo, anche palesi e ridicoli errori del genere senza nessun approfondimento, controllo, rilettura ecc. Errare umanun est perseverare…

E’ quindi necessario intervenire ancora una volta per ripristinare la verità. Il primo ordine dato dal del De Clary circa il ritiro borbonico nella cittadella è datato 24 luglio 1860. Lo stesso pomeriggio le truppe garibaldine
avrebbero attaccato quelle borboniche presso la torre Rizzo e Puntale Pistorio. La notte del 24 quasi quasi tutto l’esercito duosiciliano era riunito presso il piano di Terranova e la Real Cittadella e dislocato negli ultimi avamposti della zona falcata. Il 26 luglio con il patto De Clary- Medici fu sancito il definitivo abbandono borbonico dei restanti presidi di Gonzaga, Castellaccio e torre del Faro con imbarco per la Calabria o il trasferimento presso la zona falcata nei presidi di don Blasco, Cittadella, batteria della Lanterna e SS. Salvatore. Il signor Garibaldi entrerà a Messina solo il 27 luglio mantenendosi ben lontano dalle zone calde. Messina fu l’ultima roccaforte duosiciliana di Sicilia e la penultima del regno, arrendendosi soltanto il 12 marzo 1861, con applicazione dell’ordine di resa la mattina del 13. La resistenza agli invasori piemontesi fa dunque di ben 8 mesi, mentre l’ultima roccaforte duosiciliana fu Civitella che si arrese Il 20 marzo 1861 a Cialdini, il coniglio in fuga di Custoza.

Questi sono i fatti, le ipocrisie, gli errori e le assurdità le lasciamo a tal signori coi loro eroi e simboli da commemorare a qualunque costo in una città morta e pervasa dal’ignoranza e pressapochismo, una città di etichette in cui sono tutti professori, presidenti, direttori e quant’altro, una città di provincia, in rovina, da cui fuggono centinaia di persone, che non funziona, vive per inerzia e non produce nulla se non quando ci sono torte da spartire, che non a caso è infatti ultima in Italia nonostante amministratori e cittadini vari si illudano o credano davvero di vivere in una realtà normale. Liberissimi di farlo ed esprimere le proprie opinioni sguazzando nell’ignoranza, ma la storia non è un opinione ne un pensiero personale, quindi chi si ritiene storico e studioso ha in primis il dovere di ricercare e dire la verità e non modificarla o escluderla in base ai propri gusti, tendenze politico-ideologiche o peggio alla convenienza, così come avviene attualmente. Tuttavia la stessa storia ci insegna che prima o poi chi di spada ferisce di spada perisce.

Armando Donato

Fonte: Comitato Storico Siciliano

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